Le “challenge” con i miei figli

Ho raccolto il guanto della sfida, lanciatami dai miei figli, dii realizzare un video nello stile dei giovani youtuber e affrontare insieme le principali “challenge” (sfide) del momento… non l’avessi mai fatto!!!

Come liberarsi dallo stress

Ecco alcune tecniche di comprovata efficacia… 

I miei primi 5 anni… posso chiedervi un regalo?

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Fra pochi giorni, il 20 aprile, questo blog festeggia il suo quinto compleanno.

E’ con un misto di soddisfazione, nostalgia, tenerezza, entusiasmo che riguardo ai post di questi anni, un po’ come sfogliando un album di foto di famiglia.

Nato quasi per scherzo, in una sera, per il desiderio di condividere alcune riflessioni e rimanere in contatto con le tante persone che incontro in giro per l’Italia, il blog si è sviluppato col tempo, arrivando ad oltre 340 articoli corredati da 80 video e quasi 850 immagini, giungendo a contare in totale 334 mila visite (di cui 130 mila visitatori unici) e oltre 1 milione di pagine viste!!!

Ho stimato di aver dedicato al blog complessivamente oltre 1.200 ore, pari a 8 mesi di lavoro a tempo pieno. E lo rifarei anche subito!

In questi 5 anni ho trattato infatti tanti temi che mi stanno a cuore.

Ho scritto di poesia, ho promosso il valore della solidarietà, in Africa  e non solo, e quello della giustizia.

Ho sviluppato un’ampia riflessione sull’ecologia, con particolare attenzione ai temi dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti

Ho offerto strumenti sui temi dell’intercultura, della pace e della nonviolenza.

Ho cercato di promuovere una riflessione sull’educazione, condividendo strumenti e metodologie per una partecipazione attiva, sempre con un occhio di attenzione particolare ai giovani.

Ho presentato i miei libri, che nascevano e andavano maturando in parallelo a questo blog e i tanti incontri pubblici in cui li ho promossi in tutta Italia.

Ho raccontato con sincerità le esperienze di amministrazioni virtuose e un impegno politico, inteso come servizio civile, che proprio non riesco a immaginare distinto dall’impegno culturale e sociale.

Ho pubblicato tanti video e raccontato i miei viaggi in Africa, mettendomi a nudo e condividendo con tutti le mie emozioni più profonde.

Vorrei ringraziare tutti voi amici che mi avete seguito in questo percorso -e spero continuerete a farlo!- e chiedere a tutti, se possibile, due regali di compleanno:

– il primo è un consiglio sincero per migliorare;

– il secondo è di passare parola ad un amico, invitandolo ad iscriversi alla newsletter del blog (in alto a destra in home page) ed unirsi così alla nostra bella “famiglia”.

I Maya avevano ragione!

Mi ha molto colpito, nelle ultime settimane, incontrare durante i miei Laboratori didattici -specialmente con i ragazzi delle superiori- tanti alunni preoccupati per la fine del mondo.

Non credevo che tante persone potessero davvero credere ad una simile sciocchezza, priva di qualunque fondamento, di ogni minimo elemento concreto, semplicemente alimentata dai mass media per puro business.

maya,fine del mondo,paura,emozioni,2012,tempo ciclico,sentimenti,alunni,giovani,adultiMolti erano davvero spaventati e stupiti che si continuasse a vivere la quotidianità come se nulla stesse per accadere.

Così ne abbiamo discusso insieme, in classe. Volevo capire il loro punto di vista.

Fondamentalmente non hanno saputo presentare nessuna argomentazione seria, se non esplicitare le proprie emozioni di fronte ad alcuni servizi tv confezionati ad arte per terrorizzare.

In sostanza potremmo dire che per i nostri ragazzi, quello che li emoziona è vero, perché le loro emozioni sono vere.

Questo passaggio mi pare degno di interesse, perché ci svela uno dei processi psicologici basilari sui quali si fonda tanta parte della comunicazione e della pubblicità. E ci spiega anche tanti problemi sociali che ci sembra incredibile non si riesca a risolvere.

Io credo che sia fondamentale allora educare i nostri ragazzi a riconoscere le proprie emozioni, che sono sempre vere e autentiche, ma al contempo a distinguerle da ciò che le ha prodotte, che invece potrebbe anche essere falso.

Dedicare un po’ di  tempo a riflettere su questa distinzione, specialmente oggi che il mondo non è finito, col senno di poi, può essere a mio avviso una cosa estremamente utile!

Potremmo dire allora che sì -è vero- i Maya avevano ragione, perché finito il loro lunghissimo calendario la ruota ha continuato a girare, dimostrando ancora una volta -se mai ce ne fosse bisogno- che il tempo è ciclico, come loro credevano e come ritengono la stragrande maggioranza dei popoli e delle culture del pianeta.

Pensare che la fine di un ciclo potesse rappresentare la fine della storia -a prescindere dalla data- è un’interpretazione assurda, di chi ha una visione del tempo (prevalentemente) lineare come noi.

E anche se il mondo non è finito, le paure che i nostri ragazzi provavano, e che mi hanno esplicitato molto francamente, restano ugualmente vere e autentiche.

Imparare dunque a riconoscere queste paure, così come tutte le altre emozioni, controllarle verbalizzandole e razionalizzarle è allora un compito educativo fondamentale, che tutti dovremmo porci esplicitamente.

E non solo rispetto ai più giovani.

Coltivare la speranza, affinché la sete di giustizia possa tradursi in capacità di proposta politica

In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un proliferare di marce e manifestazioni in tutto il mondo, per protestare contro le risposte della politica alla crisi economica, ritenute inefficaci e fortemente sfavorevoli ai giovani:

d391ea06ce22164ab3c49dbdbff445db_L.jpgdagli Indignados spagnoli ai giovani manifestanti di Occupy Wall Street, dai manifestanti delle cosiddette “primavere arabe” alle manifestazioni femministe di “se non ora quando” e mille altre marce pacifiste, molte delle quali confluite nel grande evento “United for global change” del 15 ottobre 2011 che ha visto milioni di persone, specialmente giovani, manifestare contemporaneamente in tutti i paesi del globo.

Per certi versi questo grande fermento culturale e politico potrebbe ricordare quanto accadde nel ’68; la rabbia e l’indignazione di fronte alle tante ingiustizie è certamente simile, la voglia di cambiare sicuramente non manca ed è sincera e profonda e in molti casi si stanno anche producendo elaborazioni interessanti, con analisi e proposte politiche anche più mature di quanto non fosse accaduto nel ’68.

Quello che a mio avviso manca, però, o per lo meno ancora scarseggia in questo momento storico, è la speranza.

Una ragionevole speranza che le cose possano davvero cambiare.

Una ostinata speranza che spingeva i giovani sessantottini a gridare “siate realisti, chiedete l’impossibile”, con le parole di Albert Camus.

Una speranza organizzata, che diviene capacità di proposta politica reale.

Occorre dunque, in questo preciso momento storico, più di ogni altra cosa, coltivare la speranza. Specialmente nei giovani!

Speranza che non è pia illusione di un cambiamento possibile o fuga dalla realtà verso un’utopia, ma consapevole e determinata ricerca di proposte alternative, tenace impegno volto a promuovere creatività sociale e tradurla poi in progettualità politica concreta, facendo tesoro anche delle tante esperienze virtuose del passato o realizzate in altri paesi, in uno scambio intergenerazionale e interculturale che appare l’unica via realistica per tracciare un cammino nuovo.

Un cammino che vada oltre la mera riproposizione di prassi consolidate che hanno ormai mostrato tutti i propri limiti.

Continua a leggere nel sito “www.ecologistiecivici.it”…

25 aprile, la memoria per il “diritto al futuro”

Ogni volta, in occasione delle più importanti ricorrenze, tutti sono concordi nel sottolineare l’importanza della memoria storica e lamentarsi del fatto che i nostri giovani l’abbiano molto corta (chissà poi perchè?).

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Ma io dico, se è vero come emerge da alcune recenti ricerche che i giovani italiani risultano -e non completamente a torto- fra i più pessimisti al mondo rispetto al proprio avvenire, come possiamo pensare che si appassionino di un passato che non hanno vissuto e che ha prodotto, ai loro occhi, un presente vuoto e senza futuro?

Incontrando ogni anno migliaia di ragazzi nelle scuole per i miei laboratori didattici e lavorando sempre con metodologie partecipative, respiro quotidianamente le loro preoccupazioni, le loro insicurezze, la loro paura del futuro.

I nostri ragazzi sono preda di un senso di impotenza e disillusione terribile, contro cui io lotto ogni giorno a livello educativo, invitandoli a reagire e a tirare fuori il meglio di sè, rifiutando con sdegno l’immagine che è stata loro affibbiata e mostrando -nei fatti- che valgono molto più di quanto spesso si pensi!!!

E’ meraviglioso vederli risvegliarsi, riprendere fiducia in se stessi, sentirli esprimere i propri desideri e sogni più profondi…

Ripeto spesso ai giovani: “Quando vi dicono che voi siete il futuro, non dovreste sentirvi onorati, dovreste incazzarvi! E’ solo un modo per dire che intanto, nel presente, decidono gli adulti. Invece anche il presente vi appartiene e avete tutto il diritto di esprimere le vostre opinioni e partecipare attivamente alla costruzione del vostro futuro.”

E’ a questo punto, e solo a questo punto io credo, che possiamo rievocare la memoria storica della resistenza, collegandola efficacemente al vissuto personale dei nostri ragazzi, alle loro quotidiane sfide e difficoltà (che spesso rimangono invisibili agli occhi adulti), e facendo comprendere loro, con le parole di Pietro Calamandrei, che: “Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”

Occorre cioè mostrare ai giovani che i nostri nonni, quando erano loro coetanei, seppero dinanzi all’orrore della visione nazi-fascista lottare per difendere non solo il proprio presente, ma anche e forse soprattutto il proprio “diritto al futuro”! In questa prospettiva io penso che il 25 aprile e la resistenza possano riavvicinarsi molto ai cuori e alle menti dei nostri ragazzi.

Continua a leggere nel mio blog su “Fatto Quotidiano”…

Sulle gambe di altri uomini…

“Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali,
continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

 

Giovanni Falcone

 

A 18 anni dalla strage di Capaci, voglio dedicare a Giovanni Falcone, al suo coraggio, alla sua dedizione e alla sua sete di verità questa semplice intervista estratta dal video “Una scuola diversa è possibile” che ho realizzato insieme agli alunni del Liceo Ariosto di Ferrara.

 

Sulle  gambe di questa studentessa liceale e dei suoi compagni, camminano le idee e le tensioni morali del giudice e di quanti si battono contro tutte le mafie.

 

La valigia magica

Sono appena rientrato da Roma, dove ero arrivato direttamente da Castiglione del Lago, e porto con me tante emozioni, idee e soprattutto persone splendide che ho conosciuto in questi giorni!

 

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A Castiglione l’incontro “Non è un paese

per giovani”, sulle difficoltà dei giovani a far valere il proprio merito, è stato ricco e interessante, perché impostato in maniera costruttiva, dando voce a vari giovani con esperienze diverse: un imprenditore, alcuni volontari, un sindacalista, una giovane impegnata in politica…

 

Ne è emerso un quadro sicuramente difficile, ma si è riflettuto in modo davvero propositivo sugli interventi possibili per favorire un ricambio generazionale fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco, attraverso percorsi di formazione e un’educazione che sappia vincere le paure infondate che spesso ostacolano questi processi.

 

A Roma ho incontrato le classi del Liceo Carducci, dove è stato proiettato il video “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle” allegato al libro “L’anticasta”, per riflettere insieme a loro su quali percorsi possano riportare la politica al ruolo che

le spetta: l’arte di gestire il bene comune, in maniera partecipata e trasparente.

 

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Questi ragazzi avevano già visto, nei mesi precedenti, altri video su alcuni temi importanti come la privatizzazione dell’acqua, il cibo contraffatto, l’inquinamento.

La visione del nostro video, e delle tante esperienze dei Comuni Virtuosi, intendeva presentare loro alcune risposte concrete a quei problemi e ha risvegliato interesse e grande curiosità nei ragazzi.

 

Sempre in mattinata sono stato intervistato telefonicamente da Gianfranco Bongiovanni di Radio Città Aperta, e nel pomeriggio al Parco di Villa Borghese

da Massimo Proietto di “UnoMattina“, per una puntata sui Comuni virtuosi che

andrà in onda su Rai1 nelle prossime settimane.

Ringrazio entrambi per la squisita disponibilità!!!

 

La sera stessa, al Teatro India ho presentato l’Anticasta in compagnia degli amici del Movimento per la Decrescita Felice, della Rete Regionale Rifiuti del Lazio e del sindaco di Corchiano, uno degli ultimi Comuni ad essere entrati nella Rete dei Comuni Virtuosi.

 

incontro_roma.jpgBengasi Battisti, questo è il nome del sindaco, ci ha raccontato quella che potremmo definire la “fiaba di Corchiano”.

 

Una fiaba affascinante e commovente, che parte dal coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi del paese, per arrivare nel giro di pochi anni a promuovere iniziative straordinarie nel campo della sostenibilità ambientale.

 

Iniziative che hanno anche fatto rinascere il senso di appartenenza ad una comunità: “l’orgoglio di una città pulita” è lo slogan che i ragazzi hanno scelto e in nome del quale hanno saputo coinvolgere tutti i loro concittadini adulti, ricreando una coesione sociale che ha portato grandi miglioramenti nella qualità di vita.

Un esempio fra tutti: nel fare la coda al distributore di acqua pubblica, naturale o frizzante -che è stato installato in paese- i cittadini non si lamentano, non

sbuffano come in quasi tutte le code nel nostro Paese, ma socializzano, chiacchierano, riflettono insieme sul dono prezioso dell’acqua come bene comune

e diritto universale.

 

Insomma, ancora una volta ero partito con una valigia piena di libri e dei valori

che li animano, e ritorno -come per magia- con una valigia piena di esperienze ricche e appassionanti e di persone stupende che con il loro impegno mi fanno sperare sempre più convintamente nel cambiamento possibile!

Regala un libro ad uno sconosciuto, insieme faremo tremare la terra!

Respiro una grande voglia di cambiamento nell’aria.

 

I giovani vogliono credere che possa esistere un mondo migliore, senza ipocrisie, soprusi, rassegnazione alla mediocrità. E stanno ricominciando a cercare i canali per esprimere questa voglia di cambiamento!

 

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Un esempio straordinario in questo senso mi è parsa l’iniziativa “Leggere Leggere Leggere”, il primo esperimento nazionale di lettura condivisa e creazione di una rete cosmica di cordialita’, che si è svolto appena pochi giorni fa, il 26 marzo. Se l’avessi scoperto prima, certamente l’avrei promosso su questo blog!

 

L’iniziativa parte da un’idea di un ragazzo di Empoli che ha appena 22 anni, Alberto Schiariti, il quale e’ riuscito a radunare ben 245mila fan in un gruppo di Facebook e decine tra associazioni ed enti pubblici con questo semplice appello:

 

leggere_leggere_leggere.jpg“Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avra’ in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avra’ cio’ in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Si’, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte.
Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete a un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete.”

 

Regalare qualcosa ad uno sconosciuto, nella sua semplicità, è un gesto così rivoluzionario che molti non riescono neppure a concepire. Qualcuno ha persino malignato che Alberto avesse dietro qualche “sponsor”…

Non mi stupisco, anch’io ho ricevuto commenti di questo genere al mio video sulle energie alternative.

 

E se ben ricordo già il figlio di un falegname in Palestina, 2 mila anni fa, ebbe grossi problemi per questa sua strana idea della “gratuità”!

 

Molti non riescono proprio a credere che nella vita si possa fare qualcosa per pura passione, perché ci si crede davvero, per il piacere della relazione e l’emozione della scoperta, più che per il potere e il denaro. Poveretti, non vanno accusati, andrebbero invece aiutati a scoprire che la felicità non sta dove l’hanno cercata così a lungo, e con tanti sacrifici, sempre invano.

 

ho_fame_di_cultura.jpgPer fortuna però, in questo periodo sembra che i giovani stiano finalmente iniziando a “sentire” quello che stanno cercando. Dico “sentire” di proposito, perché questo viene ancora prima del “capire”.

E quando qualcuno, come ha fatto Alberto, lancia un appello che fa leva sulle note giuste, le corde iniziano a vibrare tutte insieme.

E’ un qualcosa di magico che io avverto spesso, ultimamente, nei miei tanti incontri pubblici.

 

E’ la consapevolezza, che si fa sempre più nitida, di condividere i nostri sogni con tanti altri!!!

Fu così che iniziò il ’68.

 

“Perché lo stesso giorno? Perché tutti assieme? Perché saltare da soli è innocuo, ma farlo assieme a milioni di persone può far tremare la terra. Ho bisogno del vostro aiuto. Ho bisogno che diffondiate questo messaggio. Ho bisogno che condividiate quest’evento dovunque. Ho bisogno che trasmettiate agli altri l’importanza di questo gesto. Ho bisogno che voi siate i primi a capire cosa c’è dietro. Ho bisogno che la fiamma si accenda oggi e arda fino a quella data. Ho bisogno di un segnale di vita da parte di tutti. Non voglio credere che uno stupidissimo film di natale o un’ignorante tettona possa attirare e smuovere più gambe di questo messaggio. Voglio avere fiducia. Voglio credere che la cultura possa ancora sconfiggere l’ignoranza.


Voglio credere.


Credere di poter cambiar qualcosa.”

 

Sono sempre parole di questo ragazzo di 22 anni, che esprimono in modo semplice e chiaro quello che milioni di suoi coetanei sentono e vorrebbero gridare al mondo. Stanno solo cercando le parole per farlo.

 

Credo che avesse perfettamente ragione Jacopo Fo quando scriveva nel nostro libro “Non è vero che tutto va peggio”:


“Siamo in un momento nel quale prevale ancora la distruzione di tutti gli antichi valori che facevano da contorno a un’organizzazione sociale sostanzialmente repressiva, violenta e asfissiante.
Ora ci troviamo con i vecchi valori a pezzi e i nuovi che ancora non si sono affermati.
Ma io sono convinto che proprio per questo le cose stanno per cambiare ancor più radicalmente, in meglio.


Non c’è più molto che leghi gli umani ai vecchi modi di pensare.
È ormai matura la consapevolezza che il sistema sociale basato sul petrolio e lo sfruttamento non funziona più.

Non abbiamo bisogno di maggiori quantità di merci, abbiamo bisogno di scoprire il piacere, la passione e l’amore.
Insomma, è un diverso modo di intendere l’esperienza di vivere.


Sono convinto che già da qualche anno stiamo vedendo i segni di una nuova rivoluzione delle coscienze e degli stili di vita di portata planetaria.
Una rivoluzione degli stili del quotidiano, dei consumi, dei desideri.”

 

Una rivoluzione che può iniziare anche da un gesto semplice, come quello di regalare un libro.

 

Faremo tremare la terra!

Non è un paese per giovani!

non-e-un-paese-per-giovani.jpgIncontro ogni settimana centinaia di ragazzi nelle scuole, anche Superiori. Lavorando con metodologie partecipative, respiro quotidianamente le loro preoccupazioni, le loro insicurezze, la loro paura del futuro.

 

Loro non hanno bisogno di complesse analisi sociologiche per capire cosa sta avvenendo; lo sentono in casa, dagli amici, dai fratelli…

Sentono che qualcosa non va, per loro. Non comprendono forse il perché, ma intuiscono che tira una brutta aria.

 

Ora, volendo giustificarsi si può dire quello che si vuole, ma io preferisco dire semplicemente, e in tutta sincerità, che hanno ragione!

 

L’Italia non è un paese per giovani.

 

Forse perché sono in netta minoranza, come sostiene in una lucida analisi Federico Fubini sul Corriere della Sera: 14 milioni di giovani, nella fascia di età fino a 34 anni, contro i 25,5 milioni della fascia fra i 35 e i 64 anni.

E la “maggioranza” sembra tutelarsi in modo davvero determinato!

I giovani infatti, pur essendo in minoranza da un punto di vista demografico, rappresentano quasi il 60% dei disoccupati e stanno pagando da tutti i punti di vista il maggiore prezzo di questa crisi, sia nei livelli di occupazione che nelle retribuzioni.

 

La cosa incredibile è che non solo fra i precari, ma anche fra quanti hanno un lavoro permanente sono i giovani ad essere licenziati per primi (10,5% per gli under-35, contro il 5,8% per gli over-35). E anche la forbice salariale si è allargata in questi anni. Al punto da farli risultare i più penalizzati fra tutti i loro coetanei dei paesi dell’OCSE. Altro che “bamboccioni”, come li definisce Brunetta…

 

Insomma, siamo davvero un paese “democratico”, in cui la maggioranza anziana fa valere la propria forza a scapito dei propri figli e nipoti. (Ma quanto ne è consapevole?)

 

Forse non è un caso, dunque, se i giovani italiani risultano da una Ricerca di Gallup i più pessimisti al mondo rispetto al proprio avvenire.

E non sono poi così immaturi e superficiali come spesso li si dipinge se attribuiscono proprio all’insicurezza circa il proprio futuro lavorativo la principale causa del proprio pessimismo.

 

La consapevolezza che l’impegno e il merito nel nostro Paese non siano tanto facilmente premiati produce nei nostri ragazzi un senso di impotenza e una disillusione terribile, contro cui io lotto ogni giorno a livello educativo, invitandoli a reagire, a tirare fuori il meglio di sè, rifiutando con sdegno l’immagine che è stata loro affibbiata e mostrando nei fatti che valgono molto più di quanto gli adulti spesso pensino!!!

 

Ed è meraviglioso vederli risvegliarsi, riprendere fiducia in sé, sentirli esprimere i propri desideri e sogni più profondi…

Si pone comunque un problema di solidarietà fra le generazioni, che prima o poi (meglio prima!) andrà affrontato se non vogliamo che la sfiducia collettiva finisca per alimentare una paralisi nella nostra società.

 

E certo non aiutano le idee geniali del nostro magnifico Governo, fra cui degna di nota l’ultima, di ridurre a 15 anni l’età di avviamento al lavoro, in controtendenza rispetto a tutti gli impegni e gli appelli internazionali ad allungare la formazione per consentire ai giovani migliori possibilità di ingresso nel mondo del lavoro.

 

L’emendamento, fortemente voluto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e già approvato dalla Commissione Lavoro, prevede che un quindicenne, anziché stare sui banchi di scuola, possa andare a fare il garzone in una bottega o in un’officina con un contratto di apprendistato.

 

E’ facile prevedere che la tentazione di un guadagno facile, per quanto precario e sottopagato, finirà per contaminare non pochi adolescenti, in un Paese nel quale l’abbandono scolastico sfiora già il 22% contro una media europea di circa il 15%!

 

Questa appare quasi una scelta deliberata di produrre altri giovani precari, destinati ad una perenne guerra fra poveri, stanchi ed arrabbiati…

 

Ropeto spesso ai giovani: “Quando vi dicono che voi siete il futuro, non dovreste sentirvi onorati, dovreste incazzarvi! E’ solo un modo per dire che intanto, nel presente, decidono altri. Invece anche il presente vi appartiene e avete tutto il diritto di esprimere la vostra opinione.”

 

Io sono sicuro che le cose cambieranno. Non possono continuare così!

Ma almeno per ora, questo non è un paese per giovani.

 

 

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