Maledetta amata terra mia

Devo ammettere che come contadino lascerei molto a desiderare.

semina,raccolto,pazienza,fiducia,tramonto,alba,elezioni,cultura,istruzione,educazione,formazione,informazione,politicheHo confuso addirittura il tempo della semina con quello del raccolto.

Certo, avevo lungamente e pazientemente dissodato il terreno e cercato con tante energie di estirpare tutte le erbacce che avrebbero potuto nuocere ai giovani virgulti.

Avevo curato i semi con attenzione e annaffiato con tanto amore.

Ma forse ho sbagliato i tempi, non ho saputo riconoscere e rispettare le stagioni.

Credevo fosse giunto il momento di raccogliere qualcosa, invece mi rendo conto ora che c’è ancora tanto, tantissimo da lavorare nella semina…

Pazienza. Così è la natura. Inutile prendersela con la terra o con il cielo.
O con i parassiti che distruggono le piante, che pure ci sono, eccome se ci sono!

Bisogna semplicemente rimboccarsi le maniche e continuare a lavorarla questa nostra maledetta amata terra.

Con amore, con passione, con tenacia. E con fiducia, nonostante tutto.

Come del resto ho sempre fatto -e con grande piacere- investendo in cultura, formazione e informazione.

Saranno i nostri figli, un giorno, a raccoglierne i frutti.

Non intendo però cercare scorciatoie, iniziando ad usare pesticidi o prodotti Ogm per inseguire il mercato.

Lascio ad altri il business. Io avrò cura del mio fazzoletto di terra, come un padre dei propri figli.

Questo mi basta, questo mi è stato affidato, questo continuerò a fare.

Dopo ogni tramonto arriva sempre un’alba.

“Una Repubblica fondata sul lavoro?”

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Ero in Umbria per incontri, qualche mese fa, quando un amico che lavora al sindacato mi ha raccontato del curioso caso di una ragazza la quale dopo un mese di lavoro in un call center si era ritrovata una busta paga di “-8 euro”. Non si trattava di un errore, era tutto in regola.

Il mio cervello si rifiutava di crederlo… questo non esisteva nemmeno ai tempi dei faraoni; gli schiavi almeno lavoravano gratis!!!

Ma questa logica di precarietà non riguarda solo i call center, che vengono sempre presi come esempio simbolo, ma sta penetrando anche in ambiti molto diversi. Una mia cara amica che da 7 anni lavorava come stimata professionista in una importante radio nazionale si è vista chiudere un programma da un giorno all’altro, con una semplice telefonata, “per esigenze di palinsesto”.

La disoccupazione, specie quella giovanile e in particolar modo femminile, è a mio avviso la vera emergenza nazionale.

Se ne parla spesso ma molto raramente in modo costruttivo.

Il Governo si limita a dire che si tratta di “un problema strutturale che viene da lontano”, il che è sicuramente vero, ma in questo modo non fa nulla più che scaricare la responsabilità su altri e lavarsene le mani.

L’occupazione inoltre viene sempre legata indissolubilmente alla crescita economica, con un dogma di fede che nessuno osa mai mettere in discussione e che sposta quindi immediatamente il discorso sul tema della crisi economica internazionale.

In un bell’articolo nel loro blog sul Fatto Quotidiano, Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, smontano chiaramente questo mito della crescita come fonte di occupazione, mostrando come in Italia, dal 1960 al 1998, il Prodotto Interno Lordo sia più che triplicato mentre, con la popolazione cresciuta appena del 16,5%, il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni.

“Una crescita così rilevante non solo non ha fatto crescere l’occupazione in valori assoluti, ma l’ha fatta diminuire in percentuale, dal 41,5% al 35,8% della popolazione.”

Allora cosa possiamo fare per cercare di arginare la deriva che sta trascinando milioni di giovani nella disperazione?

Secondo gli ultimi dati, infatti, la disoccupazione giovanile si attesta al 29%, il peggior dato dal 2004, con un aumento del 2,4% in un anno.

Eppure le idee e le proposte concrete non mancherebbero affatto!


Continua a leggere sul mio blog de “Il Fatto Quotidiano”…

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» Caro Marchionne, noi non vogliamo fare la tua vita » Non è un paese per giovani!
» L‘Italia che sognamo e che vogliamo costruire

Il bavaglio alla scuola

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare”.


Bertolt Brecht

 

 

 

 

Non possiamo più tacere di fronte a questa situazione!!!

 

Se anche avete finito la scuola da qualche anno e magari non avete figli o nipoti in età da studio, parlatene comunque con amici, parenti, colleghi, anche sconosciuti, parlatene ovunque, in strada, in piazza, al mercato, in posta, dal pediatra, in spiaggia, al parco giochi…

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E soprattutto parlatene con gli anziani che non hanno altro mezzo di informazione che la tv (è tutto un programma…) e chiedete loro se questi modi non ricordino per caso qualcosa che purtroppo si è già visto in Italia, quando loro erano giovani.

 

L’Italia merita ben altro!
E’ ora di prendercelo.