Uno spazio di pace

La Pace, certo, non è soltanto assenza di guerra… però anche questo ha una sua importanza!

Una breve riflessione su questo tema, in prospettiva storica.

Il protagonista sei tu

DIVENTA-PROTAGONISTA

Sei stanco di restare a guardare, sempre e solo come spettatore?
Sei stanco di like e condivisioni?
Sei stanco del virtuale?

Bene. Ora puoi diventare, assieme a me, il protagonista!

Formazione, cultura e informazione possono essere attorno a te, parlare dei tuoi problemi, dei tuoi sogni, del tuo futuro.

Per promuovere una visione diversa della vita, fondata su pace, giustizia, solidarietà, ecologia e rispetto delle diverse culture.

Ho molte idee e aspetto te per metterle in moto.

Scopri di più: http://diventaprotagonista.micheledotti.net

Casa, dolce casa…

La casa per una famiglia non è un edificio come tutti gli altri. Oltre al suo scopo pratico ricopre anche un ruolo simbolico ancestrale!

Dovrebbe essere il luogo della serenità, della sicurezza, della pace

E invece, secondo L’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’edilizia è oggi in Europa il principale responsabile dell’inquinamento dell’aria da particolato primario, persino più del settore dei trasporti (che comunque si difende assai bene).

E l’inquinamento indoor -all’interno delle nostre abitazioni- può essere addirittura maggiore, da 5 a 10 volte, di quello esterno!

Per non parlare dei problemi legati alla sicurezza sismica, che ci portano troppo spesso a piangere le vittime dei terremoti e riscontrare enormi danni materiali.

Ecco perché, quando circa tre anni fa ho deciso di costruire casa, ho cercato di mettere in pratica tutte le conoscenze che avevo acquisito in anni di studio e di approfondimento sull’ecologia: dalla sicurezza antisismica alla qualità dell’aria, dal risparmio energetico e uso di fonti rinnovabili all’impiego di materiali naturali

In questo servizio realizzato per gli amici di “People For Planet” ho cercato di raccontare le principali scelte fatte per la sostenibilità nella costruzione della mia casa in legno.

Scelte -facilmente replicabili- che, oltre a tutti gli altri benefici, hanno anche portato ad un enorme risparmio economico!

Non chiamatemi

Se pensate, come molti, che le cose non possano cambiare…

Elogio del vuoto (e del silenzio)

Da Lao Tzu ai Diritti Naturali dei Bambini di Gianfranco Zavalloni, dalle culture africane ai giochi di logica… alla scoperta del valore del vuoto e del silenzio, per scoprire noi stessi e imparare a risolvere i nostri problemi quotidiani, in educazione e non solo.

Dalla piramide alla rete

Una riflessione sulla transizione energetica e un appello a tutti a sottoscrivere una petizione affinché si possa vendere e scambiare energia rinnovabile prodotta da cittadini e imprese.

Esploratori di senso – “ABRACADABRA”

Alla ricerca del significato perduto… Una nuova puntata di questa straordinaria avventura!

Insieme andiamo all’origine del significato delle parole, recuperando il piacere della scoperta, come in un’emozionante avventura in cerca di tesori antichi…

Dalle immagini di quei bambini, una possibilità

bimba-siriana-scudi

Un giorno la storia ricorderà come furono le immagini di quei bambini ad aprirci gli occhi e a cambiare il corso delle cose.

L’immagine straziante della bimba in lacrime, con gli occhi terrorizzati, spinta dal padre oltre il filo spinato al confine con l’Ungheria, con uno sforzo che solo l’amore di un padre può rendere possibile.

L’immagine della piccola siriana che gattona in pigiama con i capelli rossi, spettinati, davanti al cordone dei poliziotti schierati con gli scudi alla frontiera turca, interrogando le loro coscienze e rendendo evidente e manifesta all’Europa e al mondo intero l’assurdità di quella situazione.

E soprattutto l’immagine lancinante del piccolo Aylan, di appena tre anni, annegato sulla spiaggia di Bodrum mentre fuggiva da Kobane, ritrovato senza vita a faccia in giù, tra la schiuma delle onde.

Migrant boat accident in Turkey

Come loro decine di migliaia di altri bambini hanno vissuto e stanno tutt’ora vivendo esperienze che a quell’età nessun bambino dovrebbe mai conoscere, neppure vedendole in un film!

Infatti i nostri bambini, qui in Italia, rimangono molto scossi da quelle immagini che vedono in tv e ne chiedono spiegazioni a noi “grandi”, generando un forte senso di imbarazzo e spesso un misto fra rabbia e vergogna.

Eppure io credo che proprio a quelle foto, alla loro straordinaria forza espressiva e alla capacità di immortalare l’attimo, si debba una possibilità di riscatto che ora si apre per la nostra vecchia e stanca Europa e per il mondo intero.

Così è già stato in altre occasioni della storia, basti pensare alla foto in bianco e nero della bimba che fugge nuda e terrorizzata dal bombardamento col napalm, divenuta l’immagine simbolo della guerra in Vietnam, che contribuì a cambiare la sensibilità e a risvegliare le coscienze della popolazione su quanto stava accadendo.

(Oggi Kim Phuk -questo il nome della bambina che all’epoca della foto aveva 9 anni- vive in Canada, è ambasciatrice della pace per l’Unesco e dirige una fondazione per aiutare i bambini vittime di guerra.)

Un possibilità, dicevo, perché di questo si tratta. Uno spiraglio di speranza, uno spazio di umanità ritrovata che abbatte i più comuni pregiudizi e stereotipi, cancella in un sol colpo le sterili divisioni fra di noi e ci richiama a profondi interrogativi etici oltre che politici ed economici.

Aylan-roccaforte-EuropaMesso da parte per un attimo l’egoismo cinico di chi vuole arroccarsi nel proprio benessere fondato sui privilegi di una parte di mondo che vive -letteralmente- sulle spalle di milioni di poveri, sfruttati nella manodopera e nelle materie prime (pare ancora questa l’unica ricetta per avere prodotti a così basso costo), ci si rende improvvisamente conto che non sarà in alcun modo possibile fermare la spinta della vita verso la vita. Così è sempre stato, così sarà sempre.

Certo, possiamo rinviare i problemi, ma non in eterno. E a forza di rinviarli, ora stanno venendo al pettine, tutti e tutti insieme, al punto che persino il segretario generale dell’Onu è stato costretto a riconoscere che la situazione della Siria e di tutto il medio oriente è fuori controllo. Un atto di onestà, tutto sommato, per nulla scontato nel suo ruolo.

Non esistono muri, per quanto alti ed elettrificati, che potranno contenere la ricerca di vita da parte di milioni di persone che fuggono da fame, povertà, guerre e persecuzioni.

Assolutamente inutile dire che anche qui c’è la crisi, che non c’è posto per tutti, che non troveranno lavoro perché non ce n’è neppure per noi italiani!

Quello da cui fuggono è ben altra cosa rispetto a ciò che noi chiamiamo “crisi” e le immagini che ci arrivano di incredibile devastazione della Siria così come quelle di molte altre zone disastrate del pianeta ce lo ricordano inequivocabilmente, richiamandoci a un dovere etico di accogliere i richiedenti asilo politico. Ma questo non basta.

L’unica cosa che si può fare -sempre la stessa che ricordiamo da anni- per andare alla radice del problema, è intervenire seriamente per migliorare le condizioni di vita nelle “periferie” del mondo (ormai non si può più parlare di “sud” in una situazione in cui la povertà si presenta a macchie di leopardo), in modo che ciascuno possa vivere dignitosamente e serenamente a casa propria, con la sua famiglia, con i suoi amici… e il viaggio, com’è per noi, possa tornare ad essere una scelta libera e non forzata.

“Nessuno lascia la propria casa, se la propria casa non è la bocca di uno squalo” ha scritto nitidamente Warsaw Shire.

Fra l’altro, conti alla mano, ci costerebbe infinitamente meno “aiutarli a casa loro” (un’espressione che risulta ormai sgradevole perché banalizzata dall’ipocrisia di chi l’ha pronunciata strumentalmente), investendo nel benessere dei paesi poveri, piuttosto che gestire queste masse di profughi in fuga dalla disperazione.

Come ci ricorda l’UNDP (United Nation Development Program) basterebbe meno dell’1% della ricchezza mondiale (una cifra pari a 80 miliardi di $ all’anno) per assicurare a tutti i fratelli del pianeta i cosiddetti bisogni essenziali: cibo, acqua potabile, istruzione, sanità di base e un alloggio degno di questo nome. E così facendo, fra l’altro si toglierebbe ossigeno al terrorismo, che proprio sulla disperazione e sulla rabbia ha costruito il suo impero.

Invece basta pensare che la sola Germania ha appena deciso di stanziare 6 miliardi di euro per la gestione dell’emergenza rifugiati per capire la miopia delle politiche che per anni hanno pensato di poter gestire gli incredibili squilibri del pianeta come se vivessimo in un mondo non globalizzato.

E’ impensabile infatti che la globalizzazione possa investire tutti gli ambiti dell’esistenza (scambi di merci, di capitali, di informazione e di comunicazione…) fuorché gli spostamenti degli esseri umani. Non si può essere al contempo globalizzati e interdipendenti per quello che ci fa comodo ma indipendenti e isolati per quanto ci risulta sconveniente.

Occorre pensare come se non ci fossero frontiere, è questo l’unico modo per fare scelte lungimiranti -individuali e collettive- capaci di gestire realmente la complessità della realtà e dare risposte concrete ai problemi che possano riportare giustizia e pace nel mondo, l’unico mondo che abbiamo, all’interno del quale si trovano anche l’Europa e l’Italia.

Pensare di potersi salvare da soli è pura ingenuità. O ci salveremo tutti e tutti insieme oppure tutti insieme andremo a fondo, come i passeggeri di una nave.

Chi sogna che miliardi di persone resteranno a casa propria a morire di fame, sete o malattie che si potrebbero curare con pochi euro di vaccini, guardando in tv la nostra ostentata opulenza, forse ha visto troppi film di fantascienza.

In un mondo in cui -come ci ricorda l’ONG inglese OXFAM- l’1% della popolazione controlla il 46% della ricchezza e addirittura gli 85 miliardari più ricchi del pianeta hanno una ricchezza pari a quella di 3,5 miliardi di persone, sembra sempre più attuale il monito di padre Alex Zanotelli che già qualche anno fa scriveva: “I poveri non ci lasceranno dormire!”

Gli squilibri globali infatti sono come un boomerang e se a prima vista possono apparirci -egoisticamente parlando- vantaggiosi, ad un’analisi più approfondita non è difficile capire che i traffici di droga che alimentano le mafie, la nostra disoccupazione dovuta alla progressiva delocalizzazione della produzione, i conflitti e quindi le folli spese in armi che questi ci costano, e da ultime le migrazioni forzate di milioni di disperati ne sono le ovvie conseguenze.

Al contrario, esattamente per le stesse ragioni, un miglioramento nelle condizioni di vita dei nostri fratelli più svantaggiati porterebbe grandi benefici anche per noi: si aprirebbero immensi mercati potenziali come sbocco per i nostri prodotti, non subiremmo più la concorrenza invincibile dei più poveri sul piano della manodopera, potremmo ridurre enormemente le spese globali in armi che sono raddoppiate in 20 anni e nel 2014 hanno sfiorato i 1.800 miliardi di dollari (cioè oltre 20 volte quanto basterebbe per cancellare la povertà dal pianeta e assicurare a tutti una vita dignitosa!).

Le foto di quei bambini, come dicevo, ci offrono una possibilità. Una possibilità concreta di fermarci a riflettere e impegnarci tutti per un futuro diverso, più equo, pacifico e giusto. Un futuro in cui i nostri figli non dovranno più chiederci il perché di tanta inutile sofferenza.

Sta a noi sapere cogliere questa possibilità, facendo sì che quel dolore non sia stato vano.

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Siamo noi i veri Bilderberg!

c'è-del-buonoBeh, magari non proprio esattamente uguali… però qualcosa in comune effettivamente l’abbiamo.

Se non diamo peso al fatto che loro si incontrano a porte chiuse e operano in modo a dir poco opaco, mentre noi siamo aperti a tutti e ci muoviamo in modo trasparente.

Se non si considera che loro fanno tutto per i propri interessi privati, mentre noi ci impegniamo per il bene comune. Ignorando per un attimo il fatto che in nome di questi interessi sono disposti a sacrificare i diritti umani, la pace, l’ambiente e le culture, mentre noi siamo animati proprio dalla tutela e dalla promozione di questi ultimi.

Se vogliamo ignorare la differenza fra chi considera la diversità un problema, o addirittura una minaccia, e chi – come noi – la ritiene un valore imprescindibile. Mettendo per un istante fra parentesi il fatto che per loro le uniche categorie per comprendere la realtà sono quelle dell’individualismo, della competitività e dell’omologazione, mentre per noi sono fondamentali la socialità, la cooperazione e la creatività.

A parte il fatto che i contenuti delle loro discussioni non sono mai registrati o riportati all’esterno, mentre noi trasmettiamo tutto in diretta streaming e poi lo lasciamo disponibile online anche una volta finito l’evento…

Se ignoriamo tutto questo, beh, non è difficile scorgere le somiglianze fra il famigerato segretissimo Summit di questi gruppi di potere e il nostro Festival EcoFuturo.

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‘EcoFuturo’, altro che ripresina: ecco il Libro Bianco

testata-ecofuturo-videoChi si accontenta gode, ci hanno sempre detto. Io credo però che non ci si possa accontentare dei microscopici segnali positivi (+0,1% del Pil), che lasciano sperare alcuni in una possibile -lentissima- inversione di tendenza, a fronte della gravità e della profondità dei danni che la crisi ha prodotto sul piano non solo economico, ma anche occupazionale, sociale, ambientale e culturale in questi ultimi anni.

Soprattutto non ci si può accontentare quando si ha la consapevolezza che si potrebbero fare scelte di ben altra portata, che potrebbero produrre in breve tempo benefici immensi, sotto ogni punto di vista.

libro-bianco-copertina-sitoAl Festival “EcoFuturo”, lo scorso anno, abbiamo provato a mettere insieme tutte le migliori esperienze dell’ecologismo italiano per elaborare e raccogliere le proposte che potrebbero davvero cambiare l’Italia.

E ora, dopo mesi di lavoro, siamo pronti per presentarle in un Libro Bianco che lancia un messaggio forte di speranza e indica una via concreta per uscire dalla crisi.

Il Libro Bianco, che presenteremo mercoledì 18 marzo alla sala Tatarella in via degli Uffici del Vicario 21 (Palazzo dei Gruppi – piano 5), mostra infatti come riuscire a risparmiare 200 miliardi di euro (circa l’8% del nostro Pil!) dallo spreco di energia e di materia, creando milioni di posti di lavoro, difendendo salute e ambiente, promuovendo pace e diritti umani!

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Giocare a calcio… senza pallone

Una bella mattina, ieri, con i ragazzi dell’Istituto “Oriani” di Faenza riuniti in Assemblea sul tema “Afriche, fra incubo terrorismo, sogni di pace e segni di speranza”.

Ho cercato di fare un quadro della situazione relativamente ai Paesi che meglio conosco, in particolare il Mali, partendo dalla testimonianza di due incontri fatti nell’estremo nord del Burkina, due anni fa – il primo in un campo profughi con i rifugiati maliani fuggiti dall’arrivo dei terroristi, il secondo con il leader dei touareg del nord del Mali – che mi avevano permesso di comprendere quel perverso cocktail di droga, armi pesanti, petrolio e folle ideologia che stanno dietro all’orrore che ha colpito tante popolazioni inermi.

Fra i vari video che ho mostrato -sempre cercando un equilibrio fra la parte di denuncia e quella di annuncio- anche questa meraviglia assoluta di Fatoumata Diawara, colonna sonora del film “Timbuktù“, di cui abbiamo anche visto alcuni brevi estratti.

Il più impressionante, sicuramente, è quello della partita di calcio senza pallone, perché i terroristi, in Mali, avevano vietato anche il gioco del calcio… oltre alla musica!

Nel videoclip se ne può vedere qualche immagine, di una straordinaria forza espressiva.

Infine, per essere sempre costruttivi e dare voce anche alla buone esperienze, ho mostrato il video del bellissimo progetto sul dialogo interculturale e inter-religioso “Dudal Jam – A scuola di pace“:

 

Non lasciamoci sviare!

il futuro.In questo periodo di grandi inquietudini e incertezze per il nostro futuro -dalle disperate situazioni internazionali in Siria, Libia, Ucraina, Nigeria… allo scricchiolio delle fondamenta democratiche dell’Europa, con la crisi greca, al protrarsi spossante della crisi economica e occupazionale nel nostro Paese – è facile sentirsi smarriti e confusi. Lo respiro ogni giorno, negli sguardi e nelle parole dei tanti ragazzi che incontro.

Eppure, ora come non mai, io credo che sia fondamentale per tutti noi tenere la barra dritta e non lasciarci sviare dal nostro impegno per un mondo migliore, più giusto, libero, pacifico e fraterno.

E’ proprio per questo, in fin dei conti, che da tanto tempo non scrivo in questo blog: per il tempo e le energie che mi richiedono i numerosi progetti educativi, culturali e di impegno civile che sto portando avanti. Sempre con grande gioia e passione!

questa te la potevi risparmiareNelle scuole di Cesena e dei Comuni sulle colline cesenati prosegue infatti il progetto Questa te la potevi risparmiare sul risparmio energetico e le energie rinnovabili, che quest’anno coinvolge 15 classi per un totale di 45 incontri con oltre 300 alunni.

A Cervia sono appena finiti i laboratori del progetto “La legalità mette radici” che ha raggiunto altre 8 classi delle scuole medie, con le quali stiamo anche lavorando alla realizzazione di un video sul tema della legalità.

Sempre a Cervia proseguono gli incontri del progetto “Paesaggi interculturali” e l’attività del Consiglio Comunale dei bambini e delle bambine di Cervia

Nelle scuole superiori di Ravenna stanno invece per iniziare gli incontri del progetto “Chi è straniero?”promosso dalla Casa delle Culture.

Ie-adesso-2015-leggeron parallelo a questi, avrò una fitta serie di incontri pubblici in giro per l’Italia.

Domani sera sarò a Cervia per una formazione con i genitori all’interno del percorso “E adesso che facciamo?” sul tema “Nostalgia del futuro: liberarsi dai luoghi comuni, saper leggere i cambiamenti, motivare all’impegno e alla fiducia”.

Sabato 21 incontrerò i ragazzi del Gruppo Mese sul tema “Globalizzazione” in un incontro promosso dal Centro Pastorale Missionaria di Faenza.

Domenica 22 al mattino sarò invece a Rimini per portare un contributo di riflessione a 120 scout in occasione del “Thinking Day”; la proposta per quest’anno dell’Agesci è “Rendere capaci le nostre guide e scout di sviluppare appieno le proprie potenzialità per essere cittadini del mondo responsabili”.

TR3SEREGiovedì 26 a Faenza per la Tresere sui temi sociali: uno spazio di dialogo e riflessione aperta sui temi sociali più attuali.

Sabato 28 in Toscana, a Buggiano, con il mio incontro “Sogno e son desto, stavo cambiando il mondo e ho dimenticato la pentola sul fuoco!” insieme agli alunni dell’Istituto “Cavalcanti”.

Poi mercoledì 4 e lunedì 9 marzo a Ravenna, sempre con “Sogno e son desto” insieme agli alunni di numerosi Istituti superiori della città (Liceo classico, Geometri, Callegari, Agrario, Liceo Scientifico) presso l’Auditorium del Palacongressi.

Il 19 e il 20 ancora a Ravenna per un incontro promosso dalla Casa delle Culture con alcune donne Rom che porteranno una testimonianza della loro vita. Si tratta di donne che sono riuscite ad integrarsi e si impegnano per promuovere un cambiamento all’interno delle proprie comunità e nei rapporti con esse.

Il 21 a Bologna con un centinaio di ragazzi delle scuole medie di Cervia, per partecipare alla Marcia per la Memoria e l’Impegno promossa da LIBERA in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Si tratta dei ragazzi con cui abbiamo realizzato il percorso “La legalità mette radici”.

Dal 24 al 28 sarò poi in Sicilia per incontri nei teatri a Caltanissetta e Carini.

E dopo Pasqua a Roma per alcuni momenti di formazione e incontri con le Scuole Superiori al teatro Ambra della Garbatella…

Infine, insieme a Jacopo Fo, Fabio Roggiolani, Marco Boschini, Daniel Tarozzi, Claudia Bettiol, Mao Valpiana, Sergio Ferraris ed altri amici stiamo iniziando a ragionare sulla nuova edizione del Festival EcoFuturo, dopo il grande successo dello scorso anno!

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Sempre con il vento sulla pelle e le mani ben strette sul timone!

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Viaggio fra le reti delle eccellenze italiane

Ho girato molto, in questi ultimi anni, per scoprire e raccontare le reti nate nel nostro Paese con lo scopo di scambiare esperienze virtuose ed eccellenze in ogni ambito.

Penso anzitutto alle reti della società civile, nate per promuovere Campagne di pressione su governi e multinazionali e cooordinare le iniziative di solidarietà, giustizia e pace a livello nazionale, che ho seguito come volontario con l’Associazione Mani Tese.

festa_referendumPoi alla Rete dei Comuni Virtuosi, che raccoglie le migliori esperienze amministrative, cercando di diffonderle e arricchirle in un fecondo scambio reciproco, che insieme a Marco Boschini abbiamo cercato di raccontare nel libro “L’anticasta, l’Italia che funziona”.

giovanni-maioloE alla Rete dei Comuni Solidali che, sempre nel campo delle amministrazioni, realizza bellissimi progetti sia per i bisogni presenti nei nostri territori che verso i paesi del sud del mondo, promuovendo protagonismo e restituendo a tanti speranza e dignità.

Quindi alle eccellenze nel campo della ricerca e delle ecotecnologie che insieme a Jacopo Fo, Fabio Roggiolani, Cristiano Bottone e tanti altri amici abbiamo raccolto per una meravigliosa settimana ad Alcatraz questo agosto, con il primo Festival “EcoFuturo”.

italia-che-cambiaNon potrei certo dimenticare lo straordinario lavoro di connessione che sta facendo Daniel Tarozzi -con la sua squadra de L’Italia che cambia– fra associazioni, movimenti, cooperative, scuole e ogni autentico agente del cambiamento, molti dei quali ho avuto la fortuna di conoscere personalmente al Centro Panta Rei poche settimane fa nel primo incontro nazionale degli “Agenti del Cambiamento” e che potete trovare in questa mappa appena andata on-line e in continuo aggiornamento.

agenti-cambiamentoUn’altra realtà splendida che ho scoperto, grazie all’amicizia con Claudia Bettiol, e di cui vorrei qui parlarvi è quella di Energitismo, un Movimento nato oltre 3 anni fa che mette in rete imprenditori, artisti e artigiani che amano definirsi “creatori di sogni”.
Questo sabato, per la seconda volta a livello nazionale, gli associati di Energetismo si incontreranno, a Marostica, per raccontarsi e mettere in mostra le loro realizzazioni, alcune delle quali nate da collaborazioni in cui è difficile tracciare un confine fra impresa e arte.

energitismo“Selezioniamo in base alla sostenibilità e bellezza delle realizzazioni -mi dice orgogliosa la presidente Claudia Bettiol- e alla disponibilità delle persone di mettesi in gioco e creare sempre cose nuove. Guardiamo le persone negli occhi perché quello che cerchiamo sono i Tesori dell’Umanità, persone che abbiamo dedicato il loro tempo alla gioia di creare”.

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