Basta stranieri!

Questa volta è proprio il caso di dirlo: « prima gli Italiani!!! »

Autonomia e indipendenza, anche in cucina!

Sulle ali di questo vento di libertà che soffia sull’Europa -dai referendum della Catalogna a quelli della Padania- dobbiamo epurare le nostre tavole, liberandole dalle orribili contaminazioni culinarie frutto dell’incontro con i popoli sottosviluppati!

Per riscoprire insieme, con rinnovato orgoglio, la purezza della nostra cucina… 😉

 

L’Italia che sognamo e che vogliamo costruire

Dal 23 al 26 ottobre Teano, in provincia di Caserta, è stata teatro di un evento “visionario”, che ha voluto celebrare i 150 anni dello storico incontro tra il re Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi -che “fece l’Italia”- chiamando a raccolta sindaci da tutta Italia e il mondo dell’altreconomia per “ritrovare le ragioni dell’Unità” e stilare insieme un decalogo dei valori su cui fondare un nuovo patto sociale tra i cittadini italiani per costruire un’altra Italia di cui andare orgogliosi.

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Ecco il “Patto di Teano“:

L’Italia che sognamo e che vogliamo costruire:

1) È l’Italia che garantisce a tutti suoi abitanti un minimo vitale, un reddito di cittadinanza, che valorizza il lavoro e la produzione di beni socialmente utili e compatibili con l’ambiente, a partire dai valori e diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione;

2) È l’Italia che accoglie il profugo, lo straniero perseguitato, disperato, costretto all’emigrazione da guerre e disastri ambientali, da un’economia globale escludente e punitiva con i più deboli. Un Paese aperto al mondo, accogliente, multiculturale.

3) È l’Italia che protegge, cura e preserva, per le generazioni future, il suo straordinario patrimonio culturale, storico, architettonico. È il Paese dei paesaggi armoniosi, costruiti attraverso un secolare e paziente interscambio tra uomo e natura. È l’Italia della co-creazione, tra l’attività umana e questa Terra che ci è stata prestata. 

4) È l’Italia che riduce i consumi, lo spreco, e valorizza il riciclaggio degli scarti di lavorazione, mentre combatte il riciclaggio del denaro “sporco”. È il Paese delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, della sovranità energetica ed alimentare. 

5) È l’Italia dei mille prodotti tipici, della biodiversità agricola, gastronomica, culturale. È il Paese dalle mille reti solidali tra produttori e consumatori, che costruiscono ogni giorno un altro mercato, equo e solidale, con il lavoro e l’ambiente.

6) È l’Italia che si fa amare in tutto il mondo nel campo dell’arte, della cultura, della scienza, dello sport. Il paese del bello e/è buono, della ricerca scientifica finalizzata al miglioramento della qualità della vita, della cultura come bene comune accessibile a tutti. L’Italia che evita la fuga dei giovani all’estero. L’Italia unita come punto di riferimento della più vasta comunità euro mediterranea da costruire nel prossimo futuro.

 

7) È l’Italia della pari dignità tra uomo e donna, della condivisione delle responsabilità pubbliche e private, tra il femminile ed il maschile che ha reso così ricca ed affascinante la vita su questo pianeta. È il Paese del legame forte e solidale tra vecchie e nuove generazioni, che vede nell’anziano una risorsa di saperi e utilità sociali e nei giovani una pianta che ha diritto a crescere  in un terreno fertile e ricco d’acqua. 

8) È l’Italia della pace e della solidarietà e cooperazione, che si batte a livello internazionale perché la guerra sia messa al bando, il disarmo reale liberi risorse umane e finanziarie per sostenere le popolazioni più deboli, per ripristinare l’habitat degradato. È il Paese che lotta affinché sia abolita in tutto il mondo la pena di morte (Usa e Cina inclusi), perché la tortura sia messa al bando, perché le carceri siano un luogo di recupero e non un girone dell’inferno. 

9) È l’Italia che rispetta la memoria delle sue vittime, che pretende la verità e la trasparenza nella gestione della res publica. È l’Italia dei mille Comuni, dove si pratica una democrazia partecipata, dove i cittadini sono soggetti attivi e responsabili, dove la scuola ha un valore fondamentale e al prezioso lavoro dei suoi operatori è riconosciuta la giusta mercede e dignità.

10) È l’Italia di Falcone e Borsellino, di Don Diana e Peppino Impastato, di Peppe Valarioti e Ciccio Gatto, e  di migliaia di cittadini e servitori dello Stato che hanno perso la vita per non cedere al ricatto dei poteri mafiosi e di quelli occulti. È il Paese all’avanguardia nella lotta contro la nuova borghesia criminale che sta conquistando il pianeta con i suoi capitali insanguinati che sono arrivati a dominare interi Stati ed istituzioni locali e internazionali.

 

È questa l’Italia che sogniamo e che vogliamo costruire.
Da qui, da Teano, nasce questa nuova responsabilità collettiva, questo “Patto per l’Italia”.

Grande fratello: come mai 51 milioni di italiani non lo guardano?

grandefratello2.jpgMolti si chiedono come facciano 6 milioni di italiani a guardare il “Grande Fratello”.

Io vorrei proporre di ribaltare la domanda e chiedersi invece: “Come mai gli altri 51 milioni non lo guardano?”

La mia non vuole essere una battuta, ma una riflessione seria sui valori, spesso invisibili, che animano la nostra società.

La comunicazione infatti non è mai neutra; in qualunque sua forma trasmette sempre -oltre ai contenuti- anche dei valori e una certa visione della società.

Ma la società di oggi è complessa e non riconducibile ad un unico sistema di valori e ad un’unica visione della vita.
I principali reality show diffusi oggi in Italia, invece, sono tutti espressione di una stessa visione della società, fondata su un insieme di valori che viene presentato come se fosse universale.

La competizione, l’isolamento, l’esclusione… che caratterizzano i reality show più diffusi oggi, non sono i valori in cui si riconosce tutta la popolazione italiana.

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L’Italia è un paese con una grandissima sensibilità e attenzione alla solidarietà sociale.

 

Basti pensare che, secondo una recente indagine dell’IREF:

 

“il 70% degli italiani aiuta persone in difficoltà, dai vicini di casa, agli anziani, ai bambini; circa il 60% ha versato denaro ad associazioni di volontariato; oltre il 50% ha acquistato prodotti dopo aver verificato che non inquinino e che per la loro produzione non siano stati impiegati né minori, né siano stati violati i diritti dei lavoratori; il 26% svolge o ha svolto attività di volontariato: pressoché il 21% partecipa a progetti di adozione a distanza”.

 

Ecco perché a noi è sembrata assolutamente normale l’idea di realizzare un reality show diverso, fondato sui valori della cooperazione, dell’apertura, dell’inclusione!!!

 

sambiiga-10.jpgLa “condivisione”, il valore su cui è stato incentrato tutto il viaggio, ci è parsa l’unica chiave che ci permettesse di entrare in contatto con realtà così lontane culturalmente e -mettendosi al loro fianco- di poterle capire in profondità, comprenderne i sogni, le paure, le speranze.

 

Per questo in “Sambiiga, L’altro fratello” non vi sono delle “prove” strutturate come nei tradizionali reality: perché per milioni di persone nel mondo le prove non c’è davvero bisogno di inventarle, arrivano da sole!

Ma d’altra parte noi non ci sono mai tirati indietro quando si è trattato di affrontare quelle prove quotidiane, imprevedibili, che un viaggio nel terzo paese più povero al mondo ci ha posto davanti, avendo scelto di condividere la vita delle persone locali: andare a cercare la legna a diversi km dal “campement” insieme alle donne del villaggio, partecipare ai lavori comunitari o alla battitura del miglio, andare ad attingere l’acqua al pozzo…

dotti_riprese.jpg“L’altro fratello” ha scelto quindi di usare un linguaggio pop, leggero e accessibile a tutti, per avvicinarsi a temi importanti quali la cooperazione internazionale, il commercio equo e solidale, l’intercultura, i diritti umani, la sostenibilità ambientale…

Un reality che non vuole solo raccontare il nostro viaggio, ma attraverso di esso dare voce a molte realtà straordinarie ma normalmente invisibili del “Burkina Faso” che in lingua moorè significa letteralmente “il paese degli uomini onesti”.

Ecco perché non si è trattato soltanto di un viaggio fisico, ma anche di un viaggio interiore, alla scoperta di sé attraverso l’incontro con l’altro.