Mio fratello Osama

Devo sentirmi molto strano se proprio non riesco a festeggiare per la morte di Osama bin Laden? Gioire per un omicidio non mi pare molto lontano da quei video in cui lui si compiaceva per le vittime degli attentati.

Mi pare che si confonda la “vendetta” con la “giustizia” e in questo si finisce quasi per condividere la sua stessa morale, che ci ha abbruttiti un po’ tutti in questi dieci anni.

america-in-festa.jpgNo, io proprio non festeggio e anzi mi dispiace di vedere che alla fine – in un certo senso – lui ha vinto, perché è riuscito ad imporre la sua visione delirante a milioni di persone nel mondo.

Mi direte che se io avessi perso un familiare in un attentato la penserei diversamente… è probabile.

Ma con lo stesso principio dovremmo allora essere favorevoli alla pena di morte per ogni omicida, mentre io lo reputo un abbassarsi al suo stesso livello, un condividere nei fatti ciò che a parole si condanna.

Nel film Rapa Nui c’è una scena che mi ha colpito molto in cui dicono al protagonista: “Sei diventato quello che volevi combattere”.
Se davvero siamo diversi da come lui ci immaginava, dimostriamolo con i fatti!

So di dire una cosa molto impopolare, ma io oggi sono in lutto, è morto un mio fratello, per quanto peccatore fosse…

 

» Cosa è importante?»» Fraternità umana universale

 

Puoi commentare questo articolo anche nel mio blog sul Fatto Quotidiano, dove ha alimentato un grande dibattito, con quasi 300 commenti…

Mio fratello Osamaultima modifica: 2011-05-04T00:44:00+02:00da micheledotti
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4 pensieri su “Mio fratello Osama

  1. Caro Michele, sei un uomo meraviglioso. Ho letto il tuo coraggiosissimo post sul “Fatto Quotidiano” e credo che ci voglia un enorme coraggio a scrivere certe cose tanto impopolari… e tanto grandi. Oggi il mondo per me non è migliore perché è morto Bin Laden, ma perché ho scoperto che è abitato da una persona come te. Abbi cura di te e della tua splendida anima. Grazie infinite

  2. Ieri volevo scrivere queste stesse cose, dette sicuramente peggio ma con lo stesso identico significato, ma non sono riuscito a trovare nè il tempo nè la lucidità per farlo.

    Ti ringrazio perché hai dato voce anche alla mia opinione e, conoscendoti personalmente, sono certo che sei convinto di quel che hai scritto, così come convintamente lo penso anch’io.

    Non è necessario che la pensino tutti così, ma è molto utile che tanti si interroghino sul senso di quanto accaduto e sentano fino in fondo che è davvero un’ultima spiaggia che forse è sempre meglio evitare: l’ultima spiaggia della morte.

    Quel che non sempre viene compreso è che se si esclude dal possibile l’eliminazione del nemico, allora è più facile dedicarsi a fare tutto quel che si può prima, così non diventa necessario arrivare all’ultima spiaggia. In altre parole violenza genera violenza in una catena infinita, che può terminare solo con azioni di perdono e di pace, le uniche capaci di invertire la rotta.

    Ce l’ha insegnato un tale che conosce benissimo come funzioniamo perché è il nostro produttore!

    Grazie Michele!

  3. Già… è un pensiero che ho fatto anch’io.
    La sua morte mi ha messo tristezza e ha solo aumentato la quantità di domande senza risposta.
    C’è sempre qualcuno che vuole prendere in mano il nostro futuro e imporre la sua visione, Bin Laden o gli americani o chi altro sia…

    Come ha ben detto Nietszche: “…l’uomo è l’animale più crudele verso sè stesso…” purtroppo ogni giorno di più.

  4. Io di un fratello a nome Osama Bin Laden ne faccio volentieri a meno, da vivo come da morto. Non potrò mai considerare fratello chi – nato e vissuto ricco – va tra i poveri non per dividere quello che ha e migliorare la loro condizione, ma per spingere gente retrograda e disperata a guerre sante in nome di valori demenziali, il cui risultato sono crimini contro l’umanità.
    Purtroppo i fanatici sono pericolosi da vivi ed ancor più da morti: voglio sperare che non dobbiamo trovarci a piangere altri fratelli vittime innocenti del “martire” Bin Laden.
    Sante

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