10/11/2012
Educare, cioé "tirare fuori"... il meglio!
E' un periodo intenso e affascinante questo, da un punto di vista del mio impegno nell'educazione e nella formazione a tutti i livelli.
Quest'anno ho incominciato dai Laboratori nelle scuole superiori, che mi impegnano quasi ogni mattina con un progetto sull'Ecologia solidale, che punta a promuovere la consapevolezza della stretta interconnessione fra le diverse prospettive della sostenibilità ambientale, della giustizia sociale, dei diritti, della pace e della nostra qualità di vita.
Una riflessione che apro con la messa in discussione del PIL, come indicatore di benessere, attraverso il celebre discorso di Bob Kennedy agli studenti dell'Università del Kansas nel 1968, per poi proseguire - sempre attraverso metodologie attive e partecipative- con la presentazione dei diversi indicatori di sostenibilità, dallo zaino ecologico, all'impronta ecologica per mostrare quanto essi ci aprano a riflessioni su pace, diritti, cooperazione e soprattutto sulla felicità!
A breve inizierò anche i Laboratori didattici sulla mondialità nelle scuole elementari e medie inferiori.
In parallelo stanno partendo diversi progetti di formazione.
Questo lunedì 12 novembre sarò a Ravenna, presso la Casa delle Culture, per una giornata di formazione con le insegnanti sul tema della creatività.
Martedì 13 sarò a Cervia, presso il Centro Risorse, per un incontro all'interno del nostro Corso per genitori "E adesso... che facciamo?" promosso grazie al sostegno dell'Assessorato alle politiche giovanili del Comune.
Sabato 17 sarò a Padova, per un incontro formativo con i giovani dal titolo "La globalizzazione, ma io che c’entro?" promosso dalla Pastorale giovanile diocesana e dal Centro missionario diocesano, in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Rio de Janeiro nel prossimo luglio.
Mercoledì 21 a Ravenna per il primo di tre incontri di un percorso formativo con i mediatori culturali, dal titolo "Testimoni del mondo che verrà", promosso dall'Associazione Terra Mia.
Martedì 27 sarò invece a Campo Darsego, vicino a Padova, per un incontro promosso dall'AGESCI sulla relazione educativa, all'interno del percorso "RESTYLE 2012" sugli stili di vita.
Mercoledì 28 ancora a Ravenna per il secondo incontro con i mediatori culturali (il terzo incontro sarà mercoledì 5, sempre presso la Casa delle Culture).
Giovedì 29 a Faenza per un incontro formativo rivolto ai genitori, dal titolo "Ho diritto di ricevere un abbraccio". L'incontro è promosso dalla nostra Cooperativa sociale Kaleidos, all'interno di un ricco cartello di iniziative promosse dal Centro per le famiglie del nostro Comune in occasione della Giornata italiana per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
Un secondo incontro, sempre presso la nostra sede, si terrà giovedì 6 dicembre sul tema "Ho diritto a riconoscere la qualità".
Dedichiamo queste due serate alla figura di un grandissimo educatore da poco scomparso: Gianfranco Zavalloni. Nel ringraziarlo per quanto ci ha lasciato, di cui sapremo far tesoro e che cercheremo di portare avanti con passione ed entusiasmo, non posso nascondere la mia gioia per questo impegno che amo.
Ricordo sempre, infatti, che educare deriva dal latino "ex-ducere" che significa "tirare fuori", ovviamente il meglio dalle persone. Per questo il mestiere dell'educatore è meraviglioso e assomiglia molto a quello dell'ostetrica, che non porta il bimbo in grembo, per cui non può dare la vita, ma può aiutare a farla nascere, così come l'educatore può aiutare a far nascere la consapevolezza e a scoprire i propri talenti, da mettere in gioco nella relazione con gli altri.
A quanti insistono nel ripetere "Prima il dovere e poi il piacere!" io voglio chiedere semplicemente: "E perchè mai non dovrebbero andare insieme?"
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27/10/2012
Il diritto alla furbizia e all'illecito
Potremmo pensare che questa ostentata insofferenza rispetto alla legge e la presunzione di intoccabilità, accada semplicemente per lo strapotere e la ricchezza del Cavaliere.
Il fatto che voglio raccontare, invece, ci porta a riflettere su quanto, purtroppo, questo ventennio di “diseducazione collettiva” a reti unificate abbia abbruttito il nostro paese. Ma al contempo, per fortuna, non sia riuscita a piegarlo fino in fondo.
Dall'interno dell'auto, il proprietario, che sta accompagnando a scuola i due figli, gli rivolge la parola indispettito: “C'è forse qualcosa che non va?”

“Non si potrebbe parcheggiare nello spazio per disabili”.
L’uomo non perde un attimo, scende dall’auto ed aggredisce Andrea iniziando a prenderlo a pugni; lo colpisce violentemente al volto, ripetutamente, davanti agli occhi increduli di tanti genitori che stanno accompagnando i propri figli a scuola.
Andrea non reagisce, mette le mani dietro alla schiena dimostrando un coraggio e una forza d’animo che successivamente i passanti dichiareranno stupefacente.
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25/10/2012
Energitismo: il rinascimento dell’ecologia
In questo momento di profondo pessimismo per l’industria e per l’energia solare, un gruppo di piccole e medie imprese decide di cambiare radicalmente strategia e porta avanti una iniziativa che va assolutamente controcorrente.
Si tratta di imprese che hanno deciso di scommettere sul binomio "arte-energia" rileggendo la tecnologia con la lente della bellezza per ornare ville, palazzi e alberghi di prestigio di tutto il mondo.
L’idea è nata attorno ad un manifesto culturale lanciato da "Energitismo" lo scorso anno, in cui si esortavano le imprese a non piegarsi alla logica della speculazione finanziaria che nel campo dell’energia solare ha prodotto grandi distese di orribili pannelli fotovoltaici, a vantaggio quasi esclusivo dell’industria cinese.
Il manifesto sostiene che le tecnologie possono diventare gioielli per le nostre case e che dobbiamo essere orgogliosi di esporle.
E’ un messaggio positivo lanciato a tutte le PMI italiane, il motore del nostro paese, soffocato dalla mancanza di liquidità, dallo strapotere delle grandi imprese e da una burocrazia che soffoca ogni iniziativa.
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21/10/2012
Il modo migliore per predire il futuro
Può darsi che Monti abbia salvato, momentaneamente, l'Italia dal baratro. Ma siamo sicuri che non vi siano altre prospettive possibili? E soprattutto, siamo sicuri che queste ricette risolvano il problema di fondo?
La discesa in campo di Monti ha rappresentato ai miei occhi un atto di onestà e trasparenza da parte dei poteri forti della finanza internazionale, che stanchi della inefficienza dei politici, fino a ieri loro maggiordomi più o meno consapevoli, hanno pensato bene di scendere in campo direttamente con uno dei loro esponenti di punta.
Con la scusa di un’emergenza, divenuta ormai perenne, hanno potuto attuare provvedimenti che altrimenti nessun governo eletto democraticamente avrebbe mai potuto neppure immaginare di proporre al paese. Non certo provvedimenti “tecnici”, come hanno simpaticamente cercato di far credere inizialmente, ma interventi profondamente politici, orientati ad una visione ultra-liberista della società, ma ancor più -e in maniera molto esplicita- alla tutela dei privilegi dei poteri forti, attraverso il recupero dei crediti per conto dei grandi capitali finanziari esteri, prevalentemente del nord Europa.
Quello che per anni è stato attuato nei confronti dei paesi del Sud del mondo con i Piani di Aggiustamento Strutturale -e che noi attivisti denunciavamo per la spietatezza e brutalità- ora lo stiamo subendo noi.
E ancora una volta non c’è alcuna pietà per i più deboli. Neppure per bambini, anziani e disabili con le loro famiglie, con provvedimenti come l’azzeramento del Fondo nazionale sulla non autosufficienza.
Neppure di fronte a tragedie umane e ambientali spaventose come quella di Taranto, con la nuova Aia che in pratica consente all’Ilva di mantenere inalterata l’attuale attività produttiva. Neppure di fronte ai tanti suicidi di chi vanta da tempo immemore enormi crediti da parte dello stato ma nel frattempo deve saldare immediatamente i propri debiti verso quello stesso stato. (La scelta della “s” minuscola, in questo caso non è casuale.)
Per non parlare poi del Ddl semplificazioni, che espone irresponsabilmente alcune delle aree più belle del nostro paese al rischio potenziale di 10 milioni di metri cubi di cemento con la norma del silenzio-assenso sulle aree vincolate, oltre a mettere in discussione il principio sancito dall’Unione Europea del "chi inquina paga"!
Continua a leggere l'articolo nel mio blog sul FattoQuotidiano.it ...
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15/10/2012
Arriva l'onda! Un'alleanza per i beni comuni
Cari amici e amiche, il momento è giunto, finalmente il "sogno" prende forma!!! Sono davvero entusiasta!
Gli amici amministratori virtuosi, nel pieno spirito del "sogno" e coerentemente con quanto approvato all'ultima Assemblea Federale di "Ecologisti e Reti Civiche-Verdi Europei", hanno appeno lanciato un appello a costruire un'alleanza per i beni comuni, che sta dilagando in rete e probabilmente uscirà anche in diverse testate nazionali.
Chiedo a tutti di contribuire a diffondere questo appello, affinché cresca come una valanga, come un'onda che spazza via tutto il marcio del nostro paese e porta una ventata di aria nuova...
Come scrisse il grande poeta Paul Éluard:
"Non verremo alla meta ad uno ad uno ma a due a due.
.Se ci conosceremo a due a due noi ci conosceremo tutti,
.e i figli un giorno rideranno della leggenda nera
.dove un uomo lacrima in solitudine."
alleanza.beni.comuni
Rivolgiamo questo appello alle cittadine e ai cittadini, alle forze sane e alle realtà civiche e ambientaliste disperse, alle centinaia di amministratori locali, che da troppo tempo manifestano l’urgenza di agire per cambiare questo paese, ma che non riescono a trovare una sintesi politica e dare vita ad un’unico progetto con ambizioni di governo e che sappia essere realmente attrattivo e credibile per gli elettori.
Le prossime elezioni, probabilmente, vedranno una contesa tra poli costruiti e strutturati attorno alla cosiddetta Agenda Monti. Qualcuno persegue in maniera molto chiara il Monti Bis, altri si definiscono alternativi ma sono in realtà portatori delle stesse ricette, ormai provate e riprovate, che non possono essere la soluzione alla crisi economica, ambientale e morale del paese.
Ma esiste lo spazio per un’alternativa?
Se esiste, e noi siamo convinti che esista, questo è il momento di costruirla.
Un’alternativa che sappia indicare una nuova strada verso la riconversione ecologica dell’economia, che trovi in essa nuove opportunità di lavoro, abbandonando il vigente e dominante modello di sviluppo che sta privatizzando i beni comuni, e annullando i diritti delle persone, compresi quelli sanciti dalla Costituzione;
che sappia essere un vero attrattore ed incarnare le aspettative della miriade di movimenti locali, ambientalisti e solidali che animano e difendono i territori e che promuovono la cultura della pace e della convivenza civile;
che voglia riprendere e rilanciare la vittoria referendaria del 2011 chiedendo il rispetto del voto dei 27.637.943 di italiani che hanno detto SI all’Acqua Pubblica e No al Nucleare e che sia protagonista anche della prossima sfida referendaria sul lavoro;
....
Continua a leggere nel blog alleanzabenicomuni.wordpress.com/
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05/10/2012
In camper per incontrare l'Italia che cambia
Lo confesso, sto seguendo con molta attenzione questo viaggio in camper attraverso l'Italia, che di tappa in tappa diventa sempre più intenso e appassionante!
Occorre riconoscerlo: per vivere mesi in un camper è necessaria davvero una grande motivazione e specialmente per un giovane abbandonare un porto sicuro per navigare in mare aperto è indice di un "coraggio che è più forte della comodità" e di una capacità di "speranza che prende il posto della rassegnazione!"
Sono proprio queste le caratteristiche che sta dimostrando Daniel Tarozzi (ma a chi stavate pensando?!?), un carissimo amico giornalista e videomaker, con il suo progetto "Viaggio nell'Italia che cambia".
Un'esperienza che lo porterà a percorre lo stivale in lungo e in largo per 5 mesi, per andare ad incontrare e poter così raccontare attraverso un libro e un documentario quell'Italia che cerca di reagire ai problemi economici, ambientali e sociali, senza aspettare che siano altri a risolverli.
Perché per cambiare il mondo occorre anche cambiare se stessi. E questo non si può certo farlo da soli, ma soltanto in relazione con gli altri, in particolare con chi già ha iniziato a cambiare se stesso, e quindi anche il mondo.
A Daniel, con il quale tre anni fa ho avuto la fortuna di condividere un altro meraviglioso viaggio -in Burkina Faso- per realizzare il progetto "Sambiiga-altro fratello", faccio i migliori auguri di saper cogliere in profondità l'umanità che incontrerà, per poterla condividere con tutti noi.
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28/09/2012
Il buonsenso non basta, rivendico la centralità delle relazioni e degli affetti!
Atrio di una scuola media, ore 11,10. Sto aspettando che la dirigente mi riceva per presentarle i laboratori didattici che propongo all'Istituto.
Suona il campanello ed entra una ragazzina.
Si presenta: "Sono una ex-studentessa, l'anno scorso frequentavo la 1°D, poi mi sono dovuta trasferire in Puglia con la mia famiglia. Vorrei fare un saluto ai miei vecchi compagni di classe."
La bidella in portineria alza appena lo sguardo dai moduli che la stanno occupando e risponde: "Non è permesso. Devi aspettare l'uscita da scuola."
Una insegnante, presente per caso alla scena, prova a mediare: "Ora non puoi entrare in aula, c'è lezione. Magari al cambio dell'ora, fra 10 minuti..."
La ragazza risponde cortese: "Va bene, aspetto."
La bidella ribatte decisa: "No, non puoi entrare in aula."
L'insegnante riprende ancora la parola, rivolgendosi alla ragazza: "Non potresti aspettare l'uscita, alle 13?"
La ragazza risponde a voce bassa:
"No, stiamo per ripartire."
Io e l'insegnante guardiamo la bidella, lei non muove di una virgola: "Non si può."
"Ma viene dalla Puglia -insisto io- e sta per ripartire... solo un saluto ai compagni."
"Noi dobbiamo eseguire le disposizioni della dirigente", ribatte perentoria la bidella.
La ragazza, sconsolata, gira i tacchi ed esce dalla scuola a testa bassa.
Rimango profondamente scosso da questa scena. Sono senza parole e arrabbiatissimo per come è stata cinicamente mortificata la ragazza.
(La bidella deve ringraziare il cielo che io abbia alle mie spalle una così profonda formazione nonviolenta...)
"Bastava un po' di buonsenso..." penserete voi. Invece io dico di no!!!
Questa volta non mi basta. Non può essere solo una questione di buonsenso, di smussare gli angoli, di chiudere un occhio e aggirare la regola, nel classico stile "all'italiana".
Le relazioni umane non possono essere messe così platealmente in secondo piano. Soprattutto non in una scuola!!!
Né si può dare semplicemente la colpa alla bidella -per quanto odiosa mi appaia la sua rigidità- perché lei è l'ultima ruota del carro, semplice esecutrice -facilmente ricattabile- di ordini altrui
Il problema è più profondo e diffuso, a livello culturale. Questa scena, a mio avviso, è emblematica di un vero e proprio conflitto fra la ragione e il cuore, che rivela l'importanza enorme che viene attribuita nella nostra società alla dimensione cognitiva rispetto e quella affettiva e relazionale.
E se la poniamo in questi termini ve lo dico chiaro e tondo, io non ho dubbi sulla parte dalla quale schierarmi! Ce l'ha indicata nitidamente Susanna Tamaro.
Però la soluzione non può essere questa. Non voglio entrare nella logica del conflitto.
Non dobbiamo diventare ultras da stadio e tifare per l'una o per l'altra parte, perché in educazione sappiamo perfettamente che l'equilibrio e la serenità di una persona dipendono proprio dall'equilibrio fra le sue varie dimensioni: cognitiva, corporea, affettiva, relazionale e spirituale.
Io capisco che nel momento in cui si stabilisce un regolamento sia giusto usare la testa, essere razionali e non emotivi. Ma anche su un piano puramente razionale sarebbe giusto ricordarci che siamo esseri umani, fatti non solo di cervelli da coltivare nella didattica, ma anche -e soprattutto- di affettività e relazioni, da curare nella consapevolezza del ruolo che queste rivestono nelle nostre vite e della fragilità che esse portano inevitabilmente con sé.
Ma provate a pensare come si sarà mai sentita questa ragazzina alla quale è stato impedito di rivedere anche solo per un minuto i suoi compagni, di salutarli, di riabbracciarli... neanche nel regime carcerario più duro si impedisce ai delinquenti la visita dei familiari per alcuni minuti una volta al mese!
Per cui nei prossimi giorni io andrò dalla dirigente e le spiegherò l'accaduto per filo e per segno, cercando di essere costruttivo e non polemico, ma fermamente determinato ad ottenere che il regolamento, in qualche modo, riconosca la centralità delle relazioni e una violenza simile non abbia più ad accadere, in alcun modo.
Affinché altre ragazze, un domani, possano maturare e vivere i propri rapporti con gli altri con una sensibilità e una capacità di empatia ben più profonde di quelle che questa ragazzina ha dovuto subire in questa triste storia.
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17/09/2012
Un occhio all'agenda e uno alla famiglia
Settembre e ottobre sono ogni anno mesi intensi, per i tanti eventi pubblici in calendario e perché si programmano in questo periodo quasi tutte le iniziative culturali dell'anno.
Questa è la mia agenda delle prossime settimane:

Giovedì 20 e venerdì 21 settembre sarò a Venezia per la terza Conferenza Internazionale sulla Decrescita, un appuntamento straordinario con un programma ricchissimo di workshop e conferenze.
Sabato 22 e domenica 23 andrò ad Alcatraz, dall'amico Jacopo Fo che ci ha invitati e si è reso disponibile a condurre un Seminario sulla Comunicazione Ecologica Creativa, per esplorare pratiche innovative di comunicazione per il movimento "Ecologisti e Reti Civiche - Verdi Europei".
Giovedì 27, nel pomeriggio, sarò a Ravenna presso la Casa delle culture per un incontro di presentazione del progetto "Chi è straniero?" che coinvolge scuole, associazioni e comitati cittadini.
La sera stessa invece in Casa Kaleidos a Faenza presenteremo alle famiglie tutte le attività pomeridiane e serali proposte dalla nostra Cooperativa per l'anno scolastico che incomincia.
Venerdì 28 sarò a Bologna, in Regione, per un incontro sulla Proposta di Legge regionale “Disposizioni a sostegno della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata domiciliare con tariffa puntuale e dell’impiantistica funzionale al riuso e al riciclaggio”.
Questo Progetto di Legge, di cui è estensore l'amico faentino Natale Belosi dell'Eco Istituto, è partito dal basso, dalle realtà territoriali e condiviso da Associazioni, Comitati ed Enti Locali e ha iniziato ora il suo iter istituzionale, che è bene seguire per valutare eventuali modifiche del testo.
Domenica 30 sarò a Roma per l'Assemblea Federale del nostro movimento "Ecologisti e Reti Civiche - Verdi Europei" e il 2 ottobre volerò a Bruxelles per partecipare ad un incontro di tutti gli ecologisti e parlamentari Verdi europei, come portavoce del movimento.
Infine, giovedì 4 sarò a Cervia per iniziare la programmazione dell'attività di quest'anno del Consiglio Comunale dei bambini e delle bambine.
Una bellissima esperienza che seguo già da quattro anni, che unisce educazione civica, partecipazione e politica vera, fatta dai bambini!
E poi sto lavorando ad un manuale per la nostra casa editrice, preparando i corsi di formazione per insegnanti e mediatori culturali e i laboratori didattici per i ragazzi!
Una mia amica qualche giorno fa mi ha detto: "Non capisco proprio come tu riesca a portare avanti tante cose contemporaneamente!"
In realtà nulla di tutto ciò mi spaventa, anzi faccio tutto volentieri, con passione, gioia ed entusiasmo.
L'unica vera sfida per me è riuscire in tutto questo senza venire meno al mio impegno di babbo e marito!
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03/09/2012
Si riparte, con un gran movimento dentro
Sono appena tornato dal Burkina Faso, dopo 24 giorni intensi che mi hanno portato -insieme ad un gruppo di amici e alla mia famiglia- a toccare con mano tante realtà diverse, lungo gli oltre 3.000 km che abbiamo percorso, in buona parte su piste di terra rossa e non di rado alluvionate per le pioggie.
Era la mia ventesima volta in Africa ed è stata per me l'occasione di reincontrare tanti vecchi amici, ma anche per conoscerne di nuovi e scoprire alcune situazioni che davvero non riesco a togliermi dagli occhi.
Penso ai bambini lavoratori nelle miniere d'oro di Tiebelé, nel sud del paese, che ci hanno stretto il cuore e lasciato dentro un misto di indignazione e voglia di cambiare quest'assurdità; un'assurdità che viene in qualche modo legalizzata quando l'oro viene acquistato regolarmente dagli acquirenti autorizzati a farlo, chiudendo non uno ma due occhi rispetto ai diritti violati nell'estrazione.
E' quello stesso oro che noi troviamo luccicante nelle nostre gioiellerie, senza renderci minimamente conto di quale storia possa avere dietro di sé.
Penso alle decine di migliaia di profughi maliani, quasi tutti tuareg, rifugiati a Gandafabou e nei villaggi circostanti, che abbiamo incontrato all'estremità nord del Burkina, vicinissimi al confine con il Mali dal quale sono fuggiti spesso senza avere la possibilità di portare nulla con sé.
E' stato un incontro davvero toccante, su cui mi riserbo di scrivere qualcosa più approfonditamente nei prossimi giorni, anche perché nessuno parla di questa situazione in Italia.
Penso ancora alla difficile situazione di molti contadini burkinabé, per le pioggie che sono arrivate con quasi un mese di ritardo e hanno rovinato tanti raccolti. E questo mi conferma nella consapevolezza di quanto siano importanti i progetti che abbiamo realizzato in questi anni, con Mani Tese e con altre associazioni amiche, che hanno liberato centinaia di migliaia di persone da questa vulnerabilità, portando autonomia alimentare ed economica ad intere comunità!
E poi ho ancora negli occhi i volti, i colori, gli orizzonti sconfinati del Sahel...
e tanto altro ancora, per cui ora non trovo le parole.
Porterò tutto questo con me, nei prossimi mesi, in giro per l'Italia.
Lo porterò nei laboratori con i ragazzi, nei corsi di formazione con insegnanti, educatori e mediatori culturali, nelle tante serate pubbliche per i libri o legate al mio impegno sociale e politico, così come nella mia vita quotidiana, quando vado a fare la spesa, gioco con i miei figli o incontro un amico o una qualunque persona per strada.
A volte penso che il mio grande movimento fuori rispecchi questo grande movimento che sento dentro.
E devo dire che non mi dispiace affatto e spero con tutto il cuore di riuscire ad invecchiare senza mai adattarmi alle tante ingiustizie che affliggono il mondo.
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27/06/2012
Coltivare la speranza, affinché la sete di giustizia possa tradursi in capacità di proposta politica
In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un proliferare di marce e manifestazioni in tutto il mondo, per protestare contro le risposte della politica alla crisi economica, ritenute inefficaci e fortemente sfavorevoli ai giovani:
dagli Indignados spagnoli ai giovani manifestanti di Occupy Wall Street, dai manifestanti delle cosiddette "primavere arabe" alle manifestazioni femministe di "se non ora quando" e mille altre marce pacifiste, molte delle quali confluite nel grande evento "United for global change" del 15 ottobre 2011 che ha visto milioni di persone, specialmente giovani, manifestare contemporaneamente in tutti i paesi del globo.
Per certi versi questo grande fermento culturale e politico potrebbe ricordare quanto accadde nel '68; la rabbia e l'indignazione di fronte alle tante ingiustizie è certamente simile, la voglia di cambiare sicuramente non manca ed è sincera e profonda e in molti casi si stanno anche producendo elaborazioni interessanti, con analisi e proposte politiche anche più mature di quanto non fosse accaduto nel '68.
Quello che a mio avviso manca, però, o per lo meno ancora scarseggia in questo momento storico, è la speranza.
Una ragionevole speranza che le cose possano davvero cambiare.
Una ostinata speranza che spingeva i giovani sessantottini a gridare "siate realisti, chiedete l'impossibile", con le parole di Albert Camus.
Una speranza organizzata, che diviene capacità di proposta politica reale.
Occorre dunque, in questo preciso momento storico, più di ogni altra cosa, coltivare la speranza. Specialmente nei giovani!
Speranza che non è pia illusione di un cambiamento possibile o fuga dalla realtà verso un'utopia, ma consapevole e determinata ricerca di proposte alternative, tenace impegno volto a promuovere creatività sociale e tradurla poi in progettualità politica concreta, facendo tesoro anche delle tante esperienze virtuose del passato o realizzate in altri paesi, in uno scambio intergenerazionale e interculturale che appare l'unica via realistica per tracciare un cammino nuovo.
Un cammino che vada oltre la mera riproposizione di prassi consolidate che hanno ormai mostrato tutti i propri limiti.
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10/05/2012
Verso un "cervello accessibile", per promuovere una comunicazione inclusiva
"Il cervello accessibile" è il titolo di un bellissimo progetto di formazione alla comunicazione inclusiva, promosso dal CRIBA Emilia Romagna, il Centro Regionale di Informazione sul Benessere Ambientale, e da CERPA Italia, il Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell'Accessibilità, al quale ho recentemente partecipato.
Si tratta di un progetto che ha coinvolto attivamente alcune classi del corso di grafica della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia.
Dapprima i ragazzi hanno partecipato ad un percorso formativo sul tema della diversità e sul ruolo che la comunicazione assume nella costruzione e dunque nella percezione della realtà circostante.
Quindi sono stati coinvolti attivamente in esperienze concrete sul territori -con anziani o disabili- che hanno dato loro la possibilità di conoscere realtà e racconti di vita differenti.
Infine sono stati protagonisti -all'interno di un Bando di concorso- nell'elaborazione di Manifesti con il preciso scopo di promuovere una comunicazione volta ad intervenire sui punti di vista e sulla conoscenza in modo che le azioni messe in campo non siano più solo un "fare per includere" ma derivino da un pensiero inclusivo.
Lo scopo è di diffondere il concetto di inclusione con uno sguardo verso le persone tutte, valorizzandone diversità e bisogni in un percorso dove concetti come quelli di “pari opportunità”, “vita indipendente”, “autodeterminazione” e “inclusione sociale”, assumono una valenza centrale nell’affermazione dei diritti.
Si punta pertanto ad accrescere la conoscenza di un mondo -quello della disabilità- sul quale ancora da parte dell’opinione pubblica gravano indifferenza, isolamento, emarginazione, mancanza d’inclusione e di accessibilità per la presenza di barriere non sono solo architettoniche ma spesso culturali.
Il 29 giugno si terrà un Convegno finale del progetto che ospiterà anche la mostra con tutti gli elaborati prodotti dai ragazzi.
Qui potete vedere tutti i Manifesti e le schede progetto che spiegano, in breve, quali sono i destinatari e la destinazione finale del progetto e, soprattutto, come ogni autore abbia inteso e cercato di raggiungere la dimensione inclusiva nel proprio manifesto.
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25/04/2012
25 aprile, la memoria per il “diritto al futuro”
Ogni volta, in occasione delle più importanti ricorrenze, tutti sono concordi nel sottolineare l’importanza della memoria storica e lamentarsi del fatto che i nostri giovani l’abbiano molto corta (chissà poi perchè?).

Ma io dico, se è vero come emerge da alcune recenti ricerche che i giovani italiani risultano -e non completamente a torto- fra i più pessimisti al mondo rispetto al proprio avvenire, come possiamo pensare che si appassionino di un passato che non hanno vissuto e che ha prodotto, ai loro occhi, un presente vuoto e senza futuro?
Incontrando ogni anno migliaia di ragazzi nelle scuole per i miei laboratori didattici e lavorando sempre con metodologie partecipative, respiro quotidianamente le loro preoccupazioni, le loro insicurezze, la loro paura del futuro.
I nostri ragazzi sono preda di un senso di impotenza e disillusione terribile, contro cui io lotto ogni giorno a livello educativo, invitandoli a reagire e a tirare fuori il meglio di sè, rifiutando con sdegno l’immagine che è stata loro affibbiata e mostrando -nei fatti- che valgono molto più di quanto spesso si pensi!!!
E’ meraviglioso vederli risvegliarsi, riprendere fiducia in se stessi, sentirli esprimere i propri desideri e sogni più profondi…
Ripeto spesso ai giovani: “Quando vi dicono che voi siete il futuro, non dovreste sentirvi onorati, dovreste incazzarvi! E’ solo un modo per dire che intanto, nel presente, decidono gli adulti. Invece anche il presente vi appartiene e avete tutto il diritto di esprimere le vostre opinioni e partecipare attivamente alla costruzione del vostro futuro.”
E’ a questo punto, e solo a questo punto io credo, che possiamo rievocare la memoria storica della resistenza, collegandola efficacemente al vissuto personale dei nostri ragazzi, alle loro quotidiane sfide e difficoltà (che spesso rimangono invisibili agli occhi adulti), e facendo comprendere loro, con le parole di Pietro Calamandrei, che: “Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”
Occorre cioè mostrare ai giovani che i nostri nonni, quando erano loro coetanei, seppero dinanzi all’orrore della visione nazi-fascista lottare per difendere non solo il proprio presente, ma anche e forse soprattutto il proprio “diritto al futuro”! In questa prospettiva io penso che il 25 aprile e la resistenza possano riavvicinarsi molto ai cuori e alle menti dei nostri ragazzi.
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06/03/2012
Se ne facessi la metà...
Mi spiace di avere un po' trascurato il blog nelle ultime settimane, ma è un periodo particolarmente intenso questo!
Mentre proseguono i Laboratori didattici nelle scuole, al mattino, sono iniziati anche numerosi Corsi di formazione serali che mi vedono coinvolto, come quello per genitori che è iniziato anche a Cervia con uno straordinario successo di partecipazione o quello per educatori a Faenza che proseguirà per cinque lunedì consecutivi.
E si susseguono incontri pubblici in giro per l'Italia: il primo marzo sono stato ad Ancona per inaugurare la nascita di una Agorà (un circolo territoriale) di "Ecologisti e Reti civiche-Verdi Europei" e il giorno successivo a Lugo, per la stessa ragione.
Il 3 marzo a Riolo Terme ho tenuto un intervento presso le Terme, nella serata di lancio del ricchissimo calendario di eventi "Parks Romagna Life" promosso da Trail Romagna.
Questa sera sarò ad Alfonsine per un incontro sull'intercultura e il valore della diversità presso la Parrocchia di S.Maria.
Venerdì 9 a Poggio Rusco, invitato dall'Agesci per un incontro pubblico presso la biblioteca comunale sul tema "Piccoli gesti quotidiani per un mondo migliore" in occasione del thinking day.
Il 15 sarò a Fognano sul tema "Non solo economia: la crisi è anche sociale e culturale. Quali le speranze?"
Nel frattempo stanno partendo diversi progetti culturali di video e libri, che mi appassionano e di cui sono molto contento.
Con Lia Montalti, Assessore all'ambiente e alle politiche giovanili di Cesena, stiamo lavorando ad un libro e ad un video in collaborazione con Flatmind Video Production, sui progetti europei a sostegno delle politiche virtuose in campo ambientale e rispetto alle politiche giovanili.
Insieme a Patrizio Bolgan di Video Multimedia stiamo iniziando la produzione di una serie di puntate sulle fonti rinnovabili di energia e sul risparmio energetico, dal livello della ricerca e della sperimentazione fino alle applicazioni pratiche.
Con gli amici Fabio Taroni e Gilberto Borghi stiamo terminando di raccogliere il materiale per un manuale sulle metodologie partecipative nella formazione, che uscirà fra qualche mese per la nostra editrice Kaleidos.
E nonostante tutto riesco ancora, nel pomeriggio, a giocare con i miei bambini.
Mia moglie Jeannette ("Santa subito!") dice che se ne facessi la metà sarebbe già troppa! Forse non ha tutti i torti...
Solo che io amo la vita, le relazioni, la poesia, la giustizia, la cultura, l'impegno sociale. Cosa posso farci se non riesco proprio a dire di no a quello in cui credo?
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04/03/2012
Il tempo dell’onestà
La corruzione, per come la intendo io, non è soltanto una mazzetta consegnata nelle mani di un imprenditore ad un politico che non sa fare il suo dovere (amministrare la comunità per conto di essa, con un misto di spirito di servizio, concretezza, trasparenza e, ovviamente, onestà).La corruzione è anche, e forse prima di tutto, nella pigrizia di un sindaco che siccome è abituato da sempre ad amministrare sempre nello stesso modo non ha il tempo, la voglia, la curiosità, di alzare il sedere dalla poltrona e di guardarsi intorno, per vedere se c’è qualcuno (e c’è, c’è sempre) più bravo di lui, che è riuscito ad affiancare alla gestione dell’ordinario, la progettazione dello straordinario, il cantiere del futuro, che è poi ciò di cui dovremmo occuparci sempre, noi che pretendiamo fare la politica.
La corruzione ristagna nelle stanze di un sindaco che a tavolino, con i quattro furbetti del quartierino, decide di metter mano per l’ennesima volta al piano regolatore, e trasformare quel poco di terreno agricolo rimasto in spazi da cementificare, un’altra volta ancora, in cambio non di una mazzetta ma di una scuola, o un palazzetto, o una piscina, che serviranno al sindaco per farsi rieleggere al turno successivo.
La corruzione ha il volto e le sembianze del vizio marcio di questa politica stantia, che non sa immaginare altro che crescita, sviluppo, sicurezza, produzione…
La corruzione è la megalomania di istituzioni che denunciano carenza endemica di risorse e sperperano denaro pubblico, inutilmente, e vivono il governo delle cose come fanno i bambini ingordi, di fronte all’albero di Natale: cercando sempre il pacco più colorato, e pesante, e grande.
La corruzione è anche l’allineamento della politica nazionale su questioni che possono mutare, o meno, il nostro futuro: e se mai c’è stato un momento per parlare, questo è quel momento. Questo è il tempo.
Perché l’orologio scorre inesorabile e il 2013 si avvicina, e allora non ci saranno Europe, Monti, scuse, a nascondere questa politica in default di credibilità. Lo dico con forza e spero che il messaggio possa arrivare a chi si candida a governare questo Paese dopo il ventennio berlusconiano.
Per essere credibili dobbiamo mettere al centro una rivoluzione, semplicemente. L’onestà è il mezzo su cui saliremo per raggiungere la destinazione, che dev’essere a mio modesto avviso una società fatta di tante comunità locali in cui la sostenibilità, l’integrazione, il buon senso, saranno i mattoni per far su le case, e accogliere le persone.
Per essere credibili dovremo poter contare su una politica che dialoga, ma in cui il dialogo non sia come dicono tutti i partiti sul TAV: “parliamo poi però l’opera si fa ugualmente“…
Per essere credibili, e appetibili, dobbiamo poter proporre un modello di società davvero altro, alto: in cui i rifiuti non si bruciano, ma si riciclano; in cui le centrali si spengono, e si accende il sole; in cui si ha cura del suolo, e l’acqua resta pubblica (qualcuno si ricorda, per caso, dei referendum?); in cui si fanno asili per i nostri figli e assistenza per i nostri anziani e non si buttano risorse per acquistare cacciabombardieri che esportano democrazia a suon di bombe. In cui gli onesti, e le persone perbene, vengono premiati e presi a modello, mentre i corrotti e i farabutti vengono espulsi dai partiti, e presi a pedate.
Se mai c’è stato un momento per parlare, questo è quel momento. Questo è il tempo. Di dire no al TAV e sì al futuro, e di immaginare un futuro in cui il Ministero più importante sia quello delle Piccole Opere di Buonsenso, ciò di cui il nostro trasandato Paese avrebbe proprio un gran bisogno.
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